Come gestire gli sfridi EPS nei prefabbricati con un compattatore per polistirolo

Nell’edilizia italiana, l’EPS (polistirene espanso) non viene utilizzato soltanto come isolante. Trova impiego anche negli elementi di alleggerimento, nei casseri a perdere e nella produzione di cornici, marcapiani e altri elementi decorativi prefabbricati.

Il taglio a filo caldo e la fresatura CNC consentono di ottenere forme precise, ma generano continuamente sfridi, frammenti e polvere. Si tratta spesso di materiale pulito e asciutto, quindi adatto al riciclo di polistirolo in edilizia. Il vero problema è gestirne il volume in modo economicamente sostenibile.

AIPE sottolinea che l’ingombro dell’EPS comporta costi aggiuntivi per raccolta, stoccaggio e trasporto. Il centro CREA mostra una possibile soluzione: dopo la triturazione e la compattazione, la densità del materiale può passare da 20–25 kg/m³ a circa 400 kg/m³. Un solo carico può così trasportare una quantità equivalente a quella contenuta in 16–20 carichi di EPS sfuso.

sfridi di EPS per prefabbricati edilizi

I CAM aumentano la domanda di EPS riciclato nell’edilizia

I progetti di edilizia pubblica in Italia devono rispettare i Criteri Ambientali Minimi. Gli attuali CAM Edilizia sono disciplinati dal Decreto del 23 giugno 2022, che ha sostituito la versione del 2017.

Per gli isolanti in polistirene espanso sinterizzato, il contenuto complessivo di materiale riciclato, recuperato o proveniente da sottoprodotti deve raggiungere almeno il 15% in peso. La quota di materiale riciclato non può essere inferiore al 10%. Fonte: Gazzetta Ufficiale.

Il materiale TWINPOR di Pontarolo, contenente oltre il 10% di materia prima seconda da riciclo, è un esempio di prodotto sviluppato per rispondere ai requisiti CAM. Fonte: Pontarolo Engineering.

Gli sfridi di EPS puliti e tracciabili, quindi, non sono necessariamente un residuo privo di valore. Possono tornare nella filiera dei materiali per l’edilizia. La domanda è sostenuta dalla normativa; ciò che spesso manca è una disponibilità regolare di materiale pulito, densificato e pronto per il trasporto.

compattatore per polistirolo A-C50

I tre problemi degli operatori italiani che tagliano EPS

Il primo è la gestione normativa. Gli sfridi di produzione in EPS sono generalmente classificati come rifiuti speciali e devono essere associati al corretto codice EER/CER in base alla loro origine. Il trasporto richiede il FIR e deve essere affidato a un’impresa iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Quando applicabile, l’azienda deve inoltre adempiere agli obblighi RENTRI e MUD. Più frequenti sono i ritiri, maggiore è il lavoro amministrativo.

Il secondo è il costo del trasporto. I canali disponibili per il riciclo di polistirolo sono relativamente concentrati, mentre molte imprese di taglio operano nei distretti edilizi di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Le aziende più piccole spesso non raggiungono la quantità minima richiesta per il ritiro. Trasportare autonomamente l’EPS su lunghe distanze, invece, può costare più del valore recuperabile.

Il terzo riguarda lo spazio. Gli sfridi voluminosi riempiono rapidamente il piazzale o il magazzino e possono disperdersi con il vento. Un accumulo prolungato aumenta anche le esigenze di prevenzione incendi e può incidere sulla gestione assicurativa. Nel frattempo, il materiale continua a occupare spazio utile alla produzione.

compattatore per polistirolo A-C200

Compattare vicino alla linea di taglio

Questi problemi possono essere ridotti installando un compattatore per polistirolo direttamente nello stabilimento. Gli sfridi vengono selezionati, triturati e compressi poco dopo essere stati prodotti, formando blocchi compatti. In base alla densità e alla forma del materiale, la riduzione di volume può raggiungere circa 50:1.

Dopo la compattazione, l’EPS diventa più semplice da impilare, pesare e caricare. L’azienda può diradare i ritiri e ridurre la frequenza delle operazioni legate a FIR, movimentazione e trasporto. Anche il riciclatore dispone di un lotto più omogeneo, con peso e purezza più facili da verificare.

Per migliorare davvero il riciclo di polistirolo in edilizia, è però necessario separare i flussi fin dall’origine. L’EPS bianco, quello grafitato e gli scarti contenenti cemento, adesivi o inserti metallici non dovrebbero essere miscelati. Gli sfridi puliti di produzione devono inoltre restare separati dai rifiuti provenienti da demolizioni o cantieri. Una qualità costante facilita la successiva granulazione o trasformazione in nuovi prodotti.

blocchi di polistirolo compattato

Come scegliere il compattatore in base alla quantità di scarti

Un compattatore per polistirolo più grande non è sempre la scelta migliore. La capacità deve essere proporzionata alla quantità mensile di EPS, al ritmo produttivo e allo spazio disponibile.

Il modello mini è indicato per 1–2 tonnellate di scarti al mese. È adatto soprattutto alle piccole aziende che realizzano elementi decorativi e trattano gli sfridi una volta alla settimana. Con una capacità di circa 50 kg/h e dimensioni compatte, può essere installato vicino a una parete senza modifiche importanti al reparto.

Il modello standard da 100 kg/h è adatto a 3–5 tonnellate al mese. Questa fascia comprende molti produttori di elementi prefabbricati strutturali. In condizioni nominali, una tonnellata di EPS richiede circa dieci ore di lavorazione, gestibili in una giornata prolungata oppure in due turni.

Oltre le 5 tonnellate mensili è consigliabile partire da una capacità di 200 kg/h. Una tonnellata può essere trattata in circa cinque ore, evitando accumuli nei periodi di maggiore produzione. A questi volumi conta anche il percorso interno: collocare il compattatore vicino alle principali linee di taglio e pianificare la movimentazione dei blocchi può ridurre il lavoro manuale più del semplice aumento della potenza installata.


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